[Corte di Erik - Signori dei Draghi della Luce - Chierici di Themis - Sodalizio del Pianto e dei Rovi - Cavalieri di Themis - Monaci di Simeht - Ombre Nere] Dei Confini, del Sangue e della Libertà dei Popoli
Aperta da Gamesh · ultima attività 22/10/2026 23:00 · 42 risposte · dati generati il 25/10/2026 00:33
Altior Minas.
Sia reso noto a quanti percorrano le terre del Granducato che, nella notte appena trascorsa, nelle Nuove Terre della Contea di ERIK, l’avanzata proveniente dalle Terre Oscure ha incontrato la resistenza della Corte, dei Cavalieri, degli alleati themisiani e dei Cieli di Luce, ovvero di quanti si sono posti a difesa dei nostri confini.
Lo scontro è terminato lasciando sul terreno uomini e sangue.
Non ne faremo motivo di festa.
Le salme dei caduti appartenenti ai cultisti provenienti da MOT saranno ricomposte e restituite con dignità presso i loro Cancelli, affinché possano essere reclamate dai confratelli.
Nessuna testa verrà esposta sulle picche.
Nessun corpo diverrà trofeo.
Nessun canto di vittoria accompagnerà i morti.
La Contea non celebra un massacro.
Quanto accaduto, tuttavia, segna un confine che da questa notte dovrà essere chiaro.
Per troppo tempo il sangue versato nelle Nuove Terre e l’influenza dell’Abisso hanno lasciato un debito aperto con queste terre.
La Corte di ERIK considera da questa notte concluso ogni dominio dell’Abisso sulla Contea.
Non seguiranno vendette contro i caduti, né persecuzioni fondate sulla fede di coloro che sopravvivono.
La libertà di culto resta uno dei principi delle nostre terre.
Ma proprio per questo deve essere compreso ciò che quella libertà non significa.
Pregare il proprio Dio è libertà.
Pretendere - da nemici - di attraversare una terra sovrana sotto ulteriori minacce, non lo è.
Abbiamo posto un ultimatum e quel limite non è stato rispettato.
Chiunque desideri raggiungere luoghi della Contea, attraversarne i territori o celebrarvi i propri riti potrà farlo nel rispetto delle sue leggi, delle sue genti e dell’autorità dell'Azzurro Sire, l'augusto conte Erik Santi.
A coloro che sono tornati verso Sud giunga dunque un monito, non una minaccia: ciò che è accaduto non deve necessariamente accadere ancora.
La Corte preferirà sempre una parola scambiata davanti a un cancello a cento lame incrociate dietro di esso.
Ma nessuno confonda questa disposizione con debolezza.
La Contea custodisce la vita, l’Onore e la libertà dei suoi Popoli.
E continuerà a difenderli.
Che i caduti trovino infine pace.
E che gli Antenati ci risparmino un’altra notte come questa.
Il Conte ERIK accoglie.
Minas ERIK protegge.
Gamesh “Chiomargentea” Dyadain
Camerlengo della Corte di ERIK
| Gamesh |
I confini sono stati difesi.
Quanto doveva essere fatto, è stato compiuto.
Chiunque desideri reclamare la Pietra Nera potrà rivolgersi a me.
Mi troverà al presidio del Confine, in attesa della prossima Processione.
Altior Minas.
Lord Urkraft Moonfire
Prima Lama della Corte di Erik
Campione delle Lacrime e dei Rovi

Se torneranno, noi ci saremo.
Adamante della Luce
| Furcas |
Sono spariti pure loro?
tutto molto bello, soprattutto questa ossessione per i confini...
Le parole giunte da Altior Minas risuonano come il rintocco di una campana che spezza la nebbia, toccando il cuore di chi ha speso i propri giorni a difesa di questi stessi confini. Chi scrive calca nuovamente la terra della Contea con gli stivali logorati dalla salsedine d'oltremare e lo spirito segnato dal peso di un recente, funesto naufragio che ha inghiottito legni e metalli, ma non la Fidelitas giurata a questa Corte.
Ho letto della notte di sangue nelle Nuove Terre. Ho letto della fermezza con cui Minas Erik ha tracciato il confine all'avanzata dell'Abisso, e ancor di più ho ammirato la Pietà e la Dignità concesse alle salme dei cultisti di MOT. In quel rifiuto di fare dei caduti un trofeo, in quella mano tesa che preferisce la parola alla lama, ho riconosciuto l'essenza stessa dell'AGO della Bilancia: tollerante nella giustizia, ma inesorabile nella determinazione.
Un tempo, come XXII Primo Cavaliere e Pretoriano della Torre, ho giurato che avrei dedicato il mio ultimo respiro a protezione dei territori di Sua Grazia, in ogni dove essi fossero soggiogati o oppressi. Quel giuramento non è colato a picco con la mia Tartana. Sebbene il Fato abbia scosso la mia carne e mutato il mio sangue, la mia Veritas ed il mio braccio rimangono saldi al servizio di Minas Erik.
Se la Contea custodisce la vita e la libertà dei suoi Popoli, sappia il Camerlengo che chi scrive è pronto a porsi come pietra sui Cancelli, affinché quel monito resti impresso nella roccia e nessun nemico scambi la nostra clemenza per debolezza.
La mia vita per la Contea. I miei artigli per l'Augusto Conte ERIK.
In fede,
TIBERIO
Ex XXII Primo Cavaliere delle RosaeSpinae
Pretoriano della Torre
.l`nat-e daeva .
Il Rispetto che nutro per il Conte Erik e per la Strega di Corte mi hanno imposto di scrivere privatamente a quest'ultima in merito alle vostre ultime parole, invece di passare subito alle vie di fatto.
Consideratelo un estremo gesto di cortesia, nel tentativo di far riflettere su certe affermazioni. Non avendo ricevuto da lei cenno di un' eventuale presa in carico della questione, farò per conto mio.
Chi tocca la Fede tocca la Dea e tocca i Fedeli.
Questo non lo consentirò oltre.
La Temperanza non può diventare Accidia.
Spero di non aver mai più da dover affrontare l'argomento con voi.
Est Sularus Oth Mithas
Condottiero di Nemesh
Khaza di Casa di Ferro

| Furcas |
Ho visto persone fedeli a se stesse più coerenti di persone fedeli ad una divinità.
In questa bacheca leggo persone che sembrano vivere per sventolare la loro fede, ma non è certo questo il mezzo per darle importanza o visibilità.
La fede è innanzitutto una cosa personale, è dentro ciascuno di noi perché ciascuno di noi la interpreta secondo le proprie esperienze e possibilità. Per un uomo ricco, potente, forte, avere fede è facile, mentre un povero o un afflitto che prega lo fa per puro spirito, ed io mi chiedo quanti poveri ed afflitti stanno vergando il loro verbo su questa pergamena.
Io ho fede, una fede conquistata, una fede cercata e nutrita, ma non cieca. La fede cieca non è fede, è integralismo, è convinzione senza motivazione, è la stessa colpa di cui tingiamo il nostro nemico, e che ci porta a calcare la medesima Oscurità negli intenti e nelle azioni. Perché la convinzione che togliere la vita è un gesto di fede per la luce dovrebbe essere differente dal medesimo gesto in nome dell'oscurità?
Themis è amore, Ella accresce la nostra fede attraverso la comprensione e l'indulgenza, e ci permette di essere il suo braccio quando il debole ne ha bisogno, o quando l'inerme è vessato dall'oscurità, non ci rende certo dei boia o dei carnefici di anime, seppur corrotte, ma imbelli.
Io provo vergogna per il massacro gratuito ed assolutamente inutile avvenuto al Pianto del Nano, e vi ho preso parte, quale carnefice, non certo quale Cavaliere. Nulla a che fare con la pace, nulla a che fare con la Luce, non fu nemmeno una battaglia. Un massacro sul quale sia chi ha fede, sia chi non ne sente necessità, dovrebbe meditare.
Non giudico la pulsione, ne sono stato preso, non giudico giusto il pensiero dei defunti, non lo era verso le nostre genti né verso la Madre, ma mi chiedo come, chi non era presente possa pensare di parlarne, mi chiedo come chi vive nei precetti della Madre o della Cavalleria in genere possa non essersi reso conto dell'ignominia compiuta.
Espiazione è ciò che ho scelto per me stesso, espiazione e preghiera, ma è una scelta personale. Themis è grande, e nella sua grandezza sarà lei a decidere se meriterò il suo perdono. Di certo nessun essere vivente potrà dire se e come ne sarò degno.
Ciò che mi auguro è che questo evento ci porti a meditare su noi stessi, sul nostro operato, sul nostro modo di essere fedeli.
Dragone.
Ho letto con attenzione le parole che hanno seguito la mia precedente affissione e ritengo necessario intervenire, non per alimentare ulteriori controversie, ma per chiarire alcuni principi che, evidentemente, non sono stati compresi nella loro interezza.
Anzitutto, sia ricordato che la Contea di ERIK ha già dichiarato pubblicamente il proprio indirizzo politico e morale.
Nel Proclama Generale degli Infeudamenti, pubblicato nel Bollettino della Corte, sono espressamente richiamati i principi di Accoglienza, Buonsenso, Coraggio, Dottrina Morale, Fede nel Giusto, Fratellanza, Giustizia, Libertà di Commercio, personale Libertà di Culto e Onore.
Il medesimo Proclama stabilisce che chi desidera appartenere alla comunità della Contea ne riconosca i valori fondamentali e che nessuna realtà accolta possa utilizzare tale ospitalità per sostenere forze ostili alle nostre terre.
Non sono principi nuovi, né sono stati concepiti per giustificare quanto accaduto ai nostri confini. Sono i fondamenti sui quali intendiamo costruire la Contea.
Desidero inoltre riferire un chiarimento espresso personalmente dall'Augusto Conte ERIK.
La Contea è politicamente Neutrale, ma questo non significa che sia indifferente alla contrapposizione fra Bene e Male.
L'Augusto Conte, già Fratello di Totano della Somma Sacerdotessa Urania, non intende allinearsi a quanti professino la vittoria del Male sul Bene!
Allo stesso tempo, la nostra tolleranza distingue la Natura di un individuo dal suo Orientamento e dalle sue scelte. Nessuna razza dotata di Libero Arbitrio può essere considerata automaticamente nemica per la sola propria origine; ben diverso è riconoscere ospitalità e appartenenza a chi scelga consapevolmente di perseguire il trionfo del Male.
Così pure, la Libertà di Commercio non comporta automaticamente riconoscimento politico, religioso o territoriale.
La Corte non ha dunque alcuna intenzione di offrire protezione istituzionale a forze che intendano imporre il proprio dominio sui Popoli Liberi, sovvertirne le libertà o distruggerne i valori.
Quando ho dichiarato concluso il dominio dell'Abisso sulla Contea, non ho preteso di estinguere una Fede abbattendone i seguaci. Ho dichiarato che nessun potere dell'Abisso può rivendicare autorità sulle terre di ERIK.
Questa è una distinzione che considero fondamentale.
Quanto al sangue versato, non rinnego il dovere di difendere la Contea, ma nemmeno intendo sottrarre quanto accaduto alla riflessione di quanti vi hanno preso parte. Una battaglia, anche quando combattuta per una causa ritenuta giusta, non diventa per questo occasione di gloria dinanzi ai caduti.
Ed è proprio perché la morte non può essere motivo di festa che ho disposto il rispetto e la restituzione delle salme.
Vi è poi una questione che ritengo persino più importante delle polemiche di questi giorni.
La Contea di ERIK non è una terra consacrata a una particolare Religione, bensì agli ideali della Cavalleria.
Non appartiene ad alcun altro Culto. È terra di Popoli Liberi, nella quale l'Onore, la Giustizia, la Parola data, la protezione dei deboli e il rispetto della dignità altrui devono costituire il fondamento della convivenza.
Questo non sminuisce la Fede.
Al contrario, consente a coloro che percorrono vie spirituali differenti di riconoscersi in valori comuni, senza pretendere che gli uni rinneghino le proprie convinzioni per essere accolti dagli altri.
Non chiediamo ai fedeli di Themis di rinunciare alla propria Dea, né ai custodi dell'Equilibrio Naturale di abbandonare la propria missione.
Chiediamo che le differenti Fedi e Filosofie capaci di riconoscersi nella difesa della vita, della libertà e del Bene Comune possano ritrovare una ragione per confrontarsi e collaborare senza mai tentare di imporsi con la forza.
E chiediamo, altresì, che le divergenze non divengano occasione di reciproche ingiurie o minacce.
Nessuno è obbligato a condividere la Fede altrui. Tutti, però, dovrebbero saperne rispettare i fedeli.
Per queste ragioni desidero proporre un nuovo Concilio della Concordia.
Già nell'Anno XXVIII, Mese 2°, la Corte aveva manifestato la volontà di aprire un confronto con le forze della Luce, rivolgendo loro un invito che fu raccolto solo dai Cavalieri della Dea Themis e dai Voreshiti.
Oggi desidero rinnovare le stesse parole che vi rivolsi all'epoca:
"Non private la Contea del Vostro consiglio e della Vostra Luce".
Vorrei ripartire proprio da quelle parole.
Un nuovo Concilio al quale invitare i rappresentanti delle Fedi e degli Ordini della Luce, nonché anche quelli delle realtà custodi dell'Equilibrio Naturale e di quanti, pur attraverso differenti tradizioni e filosofie, riconoscano nella tutela della vita, della libertà e della giustizia un dovere comune.
Non un tribunale chiamato a giudicare quale Fede sia superiore.
Non un nuovo organismo destinato a sovrapporsi alle autorità religiose o alle Corporazioni.
Ma un luogo di dialogo, nel quale chiarire le rispettive posizioni, superare le incomprensioni e individuare possibili forme di collaborazione, anche dinanzi alle minacce che incombono sulle nostre terre.
La Corte sarebbe lieta di offrire nuovamente Minas Erik oppure la redenta dimora Akasha quale luogo d'incontro, concordando naturalmente tempi e modalità con quanti desiderino prendervi parte.
Raccoglierò inoltre con rispetto l'invito del Primo Cavaliere Aonghas a un confronto personale, perché so bene che non ogni questione può trovare adeguata soluzione attraverso le pubbliche teche.
Vorrei infine ricordare una cosa.
La Contea non chiede alle Fedi della Luce di servirla. Chiede loro di non considerarla estranea alla causa del Bene soltanto perché ha scelto di non appartenere a un'unica Fede.
Abbiamo combattuto fianco a fianco. Abbiamo condiviso rischi, timori e perdite.
Non permettiamo che siano le incomprensioni a dividerci là dove nemmeno il nemico è riuscito a farlo.
Io, per parte mia, sono disposto ad ascoltare.
Perché un vecchio Nano sa bene che anche le mura più robuste, quando le pietre smettono di sostenersi a vicenda, finiscono per crollare.
Che prevalgano dunque la misura, la ragione e la volontà di ritrovare ciò che ci unisce.
| Gamesh |

Altior Minas.
La Contea dispone di un Proclama che ne definisce i principi fondamentali e sta procedendo alla revisione delle proprie Leggi, affinché non rimanga alcuna ambiguità sulla sua identità e sui valori che intende difendere.
Ma sia chiaro: già oggi non vi è posto, nella Contea di ERIK, per chi intenda insediarvisi quale nemico dei Popoli Liberi, attentando alla loro libertà, alla sicurezza e alla sovranità delle nostre terre.
Quanto a coloro che oggi si ergono a giudici della nostra coerenza, ricorderei che la Contea di ERIK non ha MAI aggredito nessuno; tanto meno ha MAI fatto dell'aggressione agli innocenti uno strumento della propria politica.
Non altrettanto può dirsi di ALTRI, le cui gesta resteranno indelebili nella memoria di queste terre: dalle aggressioni agli Hobbit a quelle contro le Dame RosaeSpinae, presso Villa Primavera, e gli orfani affidati alle loro cure.
Prima di impartire lezioni di Onore, sarebbe opportuno ricordare anche queste pagine di Historia.
E veniamo infine al Maniero delle Nuove Terre.
Ritenete che i Cavalieri Neri che vi dimorano costituiscano un baluardo del Male?
Ebbene, proponetevi per contrastarli.
La Corte di ERIK non intende certo ergersi a difesa di forze ostili ai suoi principi. Siamo disponibili a valutare ogni iniziativa concreta, nel rispetto della sovranità del Conte e delle leggi della Contea.
Ma non utilizzate le nostre terga quale comodo alibi per giustificare la Vostra inconcludenza.
Fin troppe parole sono state spese. Ora lasciamo parlare i fatti.
| Gamesh |

Vi ringrazio sentitamente di aver scritto ancora così tante cose, Camerlengo Gamesh:
pur di nascondere il nocciolo della questione arrampicandovi sugli specchi oliati dalla compiacenza di chi ci guadagna,
infilate nei vostri proclami tali e tante di quelle discrepanze di significato da non fate altro che confermare le evidenze.
Gentilissimo.
>K<
Custode del Tutto, ma anche Custode del Nulla, sono concetti insospettabilmente intercambiabili
| Furcas |
<In calce al messaggio, fissato con un coltello da cucina, un campanellino nero sporco di sangue>
E così passammo dal Belvedere, ma del Corvo non trovammo né penna né traccia del cestino di doni promesso. Poco male: all'ovvietà ci si abitua.
Poi, tornando nel Granducato, passammo davanti alle bacheche e chi trovammo? Ma il Corvo, bello appollaiato sul suo trespolo, a pontificare contro tutto e tutti. E non solo: perché, quando non si hanno i vocaboli, si strozzano le frasi e si diventa offensivi, cercando la lite. Ma, come detto sopra, all'ovvietà ci si abitua.
Quello che, però, mi ha colpito è stato ciò che ho letto: un'abberrazione della nostra amata lingua. Ma come? Duemila anni che girate per le terre e mi scrivete frasi del tipo «Ma mi ci presenterei…»? Perché all'ovvietà ci si abitua, ma all'ignoranza già meno.
Eppure, il mondo ricorda una cosa: alla maleducazione e all'offesa si deve rispondere con carità e generosità. Ed è proprio così che farò, rispondendo in due modi:
1) Da oggi e per gli anni a venire vi chiameremo "Mamici Corvo". Non per schernirvi, sia chiaro, ma per aiutarvi a rammentare quanto sia importante la cultura, che apre la mente e forse migliora anche i modi, al momento abbastanza discutibili.
2) In questo periodo, so che è iniziata la raccolta delle zucche di vario tipo, negli orti e nei campi. Chiederemo all'Augusto Conte di dedicarvi una particolare varietà di zucca: "la zucca vuota Mamici Corvo". Ma non per voi, sia chiaro, bensì per ricordare a tutti noi il grosso pericolo che corriamo ogniqualvolta permettiamo all'ignoranza di serpeggiare nelle nostre terre.
A presto, mio caro amico Mamici Corvo.
El Gnapa Gusto.